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Attentato alla libertà
di Francesco Iorfida

Attentato!!! Si tratta di attentato!!! Avrebbe iniziato così il comico Beppe Braida in uno dei suoi tg a Zelig. L’ultima trovata del nostro governo è una vera minaccia alla libertà di espressione nel mondo del www. Si tratta di un  disegno di legge prende il nome dei suoi creatori Riccardo Franco Levi e Romano Prodi, il primo è il braccio destro e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del nostro attuale Premier.

Oggi basta digitare su di un qualsiasi motore di ricerca “Levi-Prodi” ed ecco che ci ritroviamo davanti una marea di link di siti o blog che criticano aspramente questa proposta.

Andiamo con ordine e vediamo un pò di analizzare questo DDL.

Innanzi tutto è stato presentato in pieno agosto ed è stato approvato da tutti i ministri il 12 ottobre (http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/testo_int.asp?d=36760), è composto da 20 pagine (http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf) che mira a regolamentare la legislazione nel settore editoriale. Fin qui nulla di strano. Ma se andiamo ad analizzare gli articoli di cui è composto si inizia a storcere il naso.

L’art. 2, comma 1 recita così:

Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

L’articolo continua dicendo cosa non è un prodotto editoriale:

Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.

Ma l’art 5 completa ancora di più il raggio d’azione della legge:

Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.

Da questi articoli si capisce a cosa è riferito il disegno, a qualunque sito italiano che tratti di informazione, divulgazione o addirittura intrattenimento anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative. Questo significa che il 99% dei blog o degli spazi su server italiani deve sottostare al DDL.

Ma vediamo cos’è che ha fatto imbestialire il popolo del web, l’articolo 6 ci dice cosa deve fare chi rientra nei parametri indicati dalla legge.

tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione.

Ma chi veramente dirà chi si dovrà iscrivere al ROC la legge non lo spiega anzi il governo darà mandato al Garante delle comunicazioni di stabilire a chi far effettuare la registrazione (L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta un regolamento per l'organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di comunicazione e per la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti e delle imprese tenuti all'iscrizione. Art 6, comma 4).

La registrazione al ROC comporta per altro l’assunzione di un giornalista che diventerà responsabile della testata, il pagamento di bolli e tanta burocrazia.

Questo a mio parere è un tentato assalto alla libertà di parola e di opinione. E un modo meschino di attuare la censura anche sulla rete. In questo modo chi non è iscritto al ROC non potrà scrivere niente che riguardi informazione, divulgazione o intrattenimento, ma chi riuscirà nell’iscrizione vedrà pubblicate solo cose che passeranno al vaglio delle autorità competenti. Quindi se si scrive una qualsiasi cosa che non piace a chi detiene il potere non avrà il piacere di vederla diffusa senza incorrere a sanzioni. Purtroppo le parole dette dal popolo ad alcuni politici spaventano, la libertà di dire ciò che si pensa fa paura alla nostra classe dirigente. E questo è un modo legale per tappare la bocca a tutti. Il web è nato come spazio libero, e tale deve rimanere. Già in qualche sito internazionale gira la notizia di questa nuova creazione dei nostri politici e l’Italia non sta facendo bella figura (http://www.boingboing.net/2007/10/22/italy-proposes-a-min.html ).

Bisogna stare molto attenti a ciò che fanno i nostri rappresentanti al governo, perché altrimenti c’è il rischio che da un giorno all’altro non avremo più luogo dove esprimere il nostro pensiero proprio come in una dittatura.